Phillantus Baby

16,00

INGREDIENTI E TENORE GIORNALIERO: Anamu (Petiveria alliacea L.) foglie 300mg, Artemisia (Artemisia vulgaris L.) sommità 100mg, Tabebuia (Tabebuia avellanedae Lorentz.) corteccia 100mg, Rosa canina (Rosa canina L.) frutti, Astragalo (Astragalus membranaceus Bung) radice 100mg, Echinacea (Echinacea angustifolia D.C) radice 10mg, miele, acqua q.b., aroma naturale: chinotto, sciroppo di lumaca aroma lampone.
CONTENUTO: in flacone PET, 250ml.
MODALITÀ D’USO: minimo 1 cucchiaio per 3 volte al dì puro o diluito.
EFFETTO FISIOLOGICO: ECHINACEA, ASTRAGALO, TABEBUIA: naturali difese dell’organismo; ECHINACEA: funzionalità delle prime vie respiratorie; ROSA CANINA: azione di sostegno e ricostituente, antiossidante; TABEBUIA: funzionalità delle prime vie respiratorie, funzioni depurative dell’organismo, regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare, regolarità della pressione arteriosa e regolarità del processo di sudorazione; PETIVERIA: naturali difese dell’organismo, funzionalità articolare, contrasto dei disturbi del ciclo mestruale.

Non vengono utilizzati per la preparazione del prodotto: frumento, zucchero, sale, amido, soia, derivati del latte, conservanti, coloranti e aromi artificiali.

PETIVERIA: Petiveria a. ha una lunga tradizione d’uso in tutti i paesi tropicali. Nella fitoterapia brasiliana, è considerato un antispasmodico, diuretico, promotore mestruale. In Guatemala la pianta è chiamata apacín e un decotto di foglie viene preso per disturbi digestivi e digestione pigra, flatulenza e febbre. Un decotto di foglie viene anche usato esternamente come analgesico per il dolore muscolare e per le malattie della pelle. Petiveria a. è comunemente usato nelle grandi città del Sud e Centro America come rimedio naturale per raffreddori, tosse, influenza, infezioni respiratorie e polmonari e cancro e per sostenere il sistema immunitario. A Cuba la usano per curare il cancro, il diabete, come abortiva e antinfiammatoria.
Le ricerche pubblicate su Petiveria a. rivela che ha una vasta gamma di proprietà. In particolare gli studi scientifici riguardano leucemia e diversi tipi di tumori.
Inoltre la Petiveria a. è molto studiata sia in vivo che in vitro come immunostimolante. In uno studio del 1993 condotto sui topi, un estratto di acqua ha stimolato la produzione di cellule immunitarie (linfociti e Interleuchina II). Nello stesso anno, un altro studio con topi ha dimostrato che un estratto di Petiveria a. ha aumentato l’attività delle cellule NK del 100% e ha stimolato la produzione di diversi tipi di cellule immunitarie (interferone, interleuchina II e interleuchina IV). In seguito diverse pubblicazioni scientifiche hanno trovato ulteriori riscontri riguardo l’azione di questa pianta sulle difese immunitarie.
La Petiveria a. ha poi essa stessa un’azione su diversi ceppi di virus e batteri (sia Gram positivi sia Gram negativi). I risultati più sorprendenti si sono avuti con l’estratto in acqua della pianta, che è risultato anche più efficace dell’estratto in alcool. Molto famosi sono gli studi di ricercatori del Guatemala e in seguito di ricercatori austriaci che hanno provato gli estratti di Petiveria su diversi ceppi di batteri, protozoi e funghi.

Anche sulla Candida ci sono ricerche dal 1991 che attestano un’azione positiva della Petiveria a. A questo si aggiunge anche l’uso tradizionale di Petiveria a. in caso di artrite e reumatismi, convalidato negli anni da studi clinici pubblicati. In particolare un gruppo di ricerca in Svezia ha riferito che Petiveria a. possiede un’azione inibitoria della ciclossigenasi-1 (COX-1). Gli inibitori della COX-1 sono una classe di farmaci molto usata come antidolorifici. Un altro gruppo di ricerca in Brasile ha documentato significativi effetti sull’infiammazione nei ratti utilizzando vari modelli. Gli effetti antidolorifici e
antinfiammatori sono stati verificati anche con l’uso locale sui ratti di un estratto di Petiveria a. in etanolo.

Sebbene Petiveria a. non sia stato ampiamente utilizzato per il diabete, è stato clinicamente documentata la sua azione sulla glicemia. La Petiveria a. ha ridotto i livelli di zucchero nel sangue di oltre il 60% un’ora dopo la somministrazione su modelli murini. Questa scoperta riflette la pratica dell’uso tradizionale a Cuba, dove questa pianta è stata usata come un aiuto per il diabete per molti anni.

TABEBUIA
Questa pianta ha una notevole attivita’ antivirale, per la sua capacita’ di inibire processi enzimatici necessari alla moltiplicazione dei virus. Attivita’ dimostrata nei confronti dei virus dell’influenza, dell’herpes simplex (tipo 1 e 2), della stomatite vescicolare e della polio. Si sta studiando il betalapachone per l’inibizione di alcuni retrovirus, come il virus responsabile di leucemie e aids.
Le prime proprietà evidenziate sono state quelle antiparassitarie, in particolare verso la malaria e la schistosomiasi. Diversi studi condotti in brasile 40 anni fa hanno evidenziato l’attività antisettica della Tabebuia con capacità di inibizione verso: batteri gram-positivi (stafilococchi e streptococchi) responsabili anche delle infezioni delle prime vie respiratorie, gramnegativi(brucella) e miceti (Candida albicans). Tale efficacia e’ dovuta al lapacholo e al beta -lapachone; l’ipotesi è che questi principi attivi interferiscano a livello di produzione energetica ed enzimatica dei microorganismi, causandone la morte.
Vengono attribuite alla tabebuia anche proprietà antitumorali, il lapacholo sembra avere una forte affinita’ per le cellule tumorali, si ritrova in alte concentrazioni in tali cellule dopo solo sei ore dalla somministrazione. Pare interferisca con il metabolismo dell’ossigeno nelle cellule malate impedendone la respirazione. Inoltre altre proprità antitumorali sono dovute a: il carnasolo, con azione scavenger dell’anione superossido, diversi derivati indolici in grado di produrre nell’organismo umano l’antiossidante glutatione e alcuni furanochinoniattivi, testati su alcune forme di leucemia. Ricerche recenti hanno dimostrato che il lapacholo e i naftochinoni naturali esercitano effetti immunomodulanti: a basse dosi hanno azione immunostimolante, a concentrazioni relativamente elevate (100 micro g – grammo/ml) mostra attivita’ citotossica o immunosoppressiva. Questa proprieta’ della tabebuia e’ estremamente interessante per tutti quei disturbi in cui e’ neccessario stimolare il sistema immunitario in maniera dolce.

ASTRAGALUS
Studi eseguiti sia in vitro che in vivo hanno confermato l’efficacia dell’Astragalo nella stimolazione del sistema immunitario. Dai dati ottenuti in vitro è stato possibile evidenziare che i polisaccaridi isolati dalla pianta, alla concentrazione di 10 mg/ml, sono in grado di aumentare l’indice di blastizzazione (la capacità dei linfociti di reagire a stimoli estranei e nuovi per l’organismo) in colture miste di linfociti e la granulopessia (capacità di fagocitare) dei macrofagi o dei polimorfonucleati. In seguito con la tecnica local Xenogenic graft-versus-host reaction, usata come test per la funzionalità delle cellule T, gli studiosi hanno scoperto che quelle cellule mononucleari, derivate da pazienti
neoplastici, che erano state preincubate con una frazione di polisaccaridi dell’Astragalus membranaceus avevano un significativo incremento dell’attività immunitaria e inoltre ripristinavano la funzionalità delle cellule T depresse nei pazienti neoplastici. Lo stesso tipo di attività immunostimolante è stata evidenziata in vivo su ratti trattati con ciclofosfamide (potente farmaco ad attività citostatica che produce immunodepressione) cui era stata somministrata la stessa frazione di polisaccaridi estratti dall’Astragalo.

Dagli studi condotti in vivo sono stati evidenziati l’attivazione del Sistema Reticolo Endoteliale, l’induzione del alfa- e gamma-interferone, aumento dell’attività delle cellule T-helper e della chemiotassi dei macrofagi, oltre che l’inibizione della transcriptasi inversa dei retrovirus e della DNA polimerasi. In conclusione i polisaccaridi dell’Astragalo mostrano una notevole attività immunostimolante nei confronti sia del sistema umorale che di quello cellulo-mediato. La somministrazione orale di un estratto acquoso di Astragalo eseguita su 1000 soggetti è stata in grado di diminuire l’incidenza e ridurre il decorso delle comuni malattie da raffreddamento. In questi soggetti in effetti, dopo due mesi di somministrazione orale dell’estratto si è riscontrato un incremento dei livelli di IgA e IgG.
La radice di Astragalo ha numerose altre attività oltre a quella immunostimolante: ha effetto cardiotonico inotropo positivo, epatoprotettivo, antibatterico, adattogeno e antinfiammatorio. Inoltre è in grado di aumentare la funzionalità adreno-corticalica e quindi di innalzare la soglia della resistenza ai fattori di stress. I preparati di Astragalo vengono utilizzati in clinica nel trattamento delle epatiti croniche infatti le saponine in essi contenute provocano l’innalzamento dei livelli sierici di cAMP (metabolita che attiva le cellule) e promuovono la sintesi del DNA nelle cellule epatiche in rigenerazione, stimolando inoltre la rigenerazione degli epatociti.

ARTEMISIA
I Cinesi considerano la pianta di artemisia come estremamente utile per un trattamento di natura terapeutica. Il primo articolo sull’artemisinina fu pubblicato dai ricercatori cinesi su una rivista internazionale solo nel 1982, caso molto particolare a firma di una donna. Le sue conoscenze della medicina tradizionale cinese la aiutarono a cogliere la valenza di una ricetta trovata in un antico erbario del ‘300, per la cura della febbre malarica, si usava il succo della pianta fresca. L’artemisia è da secoli impiegata per diversi problemi: disturbi digestivi, dolori articolari e muscolari, anoressia, spasmi, insonnia e per l’espulsione dei vermi intestinali. Questa pianta vanta inoltre proprietà antibatteriche, toniche e diuretiche. Le proprietà antibatteriche vengono sfruttate anche per affezioni bronchiali, per diminuire il catarro e l’infiammazione alle vie aerre.
L’azione diuretica invece si utilizza in caso di edemi, ipertensione arteriosa e ritenzione idrica. Per il direttore scientifico dell’Istituto dei Tumori di Milano, Marco Pierotti, potrebbe essere “una goccia di speranza”, ma ci vorrà ancora qualche anno per mettere a punto una terapia. Sarebbe in grado di distruggere il 98% delle cellule tumorali in solo 16 ore. A sostenere l’efficacia delle cure a base di questa erba di origine cinese sono soprattutto alcuni medici dell’Università della California che hanno condotto studi che “mostrano che l’artemisina ferma il fattore di trascrizione ‘E2F1′ e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, con conseguente diminuzione della crescita e della riproduzione delle cellule cancerogene.

ECHINACEA
I risultati di numerosi studi farmacologici hanno dimostrato che le varie preparazioni ottenibili dalle parti aeree e dalle radici delle piante medicinali appartenenti al genere Echinacea hanno la capacità di stimolare l’attività del sistema immunitario, potenziando le funzioni delle cellule natural killer e la citotossicità anticorpi‑dipendente delle cellule mononucleari del sangue periferico. Come avviene spesso nel caso delle sostanze vegetali, i costituenti chimici responsabili di tale attività farmacologica sono molteplici: principalmente i polisaccaridi, le glicoproteine, l’acido cicorico e le alcammidi.
L’Echinacea fu un medicamento fondamentale per gli indiani. Essi applicavano impiastri di radici a tutti i tipi di ferite, morsi e punture di insetti, e morsi di serpenti. L’Echinacea serviva inoltre per la preparazione di collutori per il mal di denti e gengive doloranti, e infusi per raffreddore, vaiolo, morbillo, parotite epidemica e artrite.
In Germania sono in commercio oltre 250 specialità medicinali a base di Echinacea ed esistono migliaia di prodotti erboristici in tutta Europa, mentre negli USA solamente nel 1997 sono stati spesi 365 milioni di dollari per prodotti a base di Echinacea.
Ben presto anche i coloni bianchi vennero a conoscenza delle proprietà terapeutiche di questa pianta, ma il suo impiego rimase circoscritto all’ambito della medicina popolare fino al 1870 quando un fornitore di specialità medicinali, il dott. H.C.F. Meyer la usò come ingrediente nel suo rimedio “Mayer’s Blood Purifier”. Questo preparato fu presentato come una sorta di panacea efficace nel trattamento di intossicazioni del sangue, del morso del serpente a sonagli e di tutta una serie di altre malattie. Ufficialmente solo nel 1916 viene ammessa nel “National Formulary of the United States”,
dove vengono dichiarate come officinali indistintamente sia le radici di E. angustifolia che quelle di Echinacea pallida.

L’uso terapeutico dell’Echinacea successivamente arrivò anche in Europa, in particolare in Germania, qui venne ulteriormente ampliato tanto che questa droga venne usata anche nel trattamento dei reumatismi, delle ulcere, delle malattie oculari e anche nel trattamento della sifilide. Negli anni ‘30 l’Echinacea angustifolia compare tra i medicinali omeopatici, anche come antitumorale sottoforma di Tintura Madre ottenuta dalla pianta intera fiorita. Con l’avvento degli antibiotici, dato che veniva utilizzata soprattutto come antibatterico, cadde in disuso. Il ritorno al naturale e soprattutto le nuove conoscenze sul sistema immunitario hanno rivalutato decisamente questa pianta indicata come
potente immunostimolante.

ROSA CANINA
In particolare la sua assunzione migliora la risposta immunitaria a livello respiratorio nei soggetti a tendenza allergica e nei bambini. La proprietà antinfiammatoria trova un importante impiego terapeutico nelle flogosi acute che comportano alterazioni delle mucose nasali, degli occhi e delle prime vie aeree con conseguente produzione di catarro.
Per tali proprietà, la rosa canina non solo rappresenta un ottimo rimedio nella prevenzione di allergie e nella cura di rinite, congiuntivite e asma dovute al contatto con pollini; ma è consigliato nelle affezioni infantili come le tonsilliti, le rinofaringiti, otiti, tosse e raffreddore di origine infettiva.
I piccoli frutti (bacche) della rosa canina sono considerati le “sorgenti naturali” più concentrate in Vitamina C, presente in quantità fino a 50-100 volte superiore rispetto alle arance e limoni, e per questo in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell’organismo (100 grammi di bacche contengono la stessa quantità di vitamina C di 1 chilo degli agrumi tradizionali).
L’azione vitaminizzante si lega a quella antiossidante dei bioflavonoidi, contenuti nelle polpa e nella buccia, che agiscono sinergicamente alla Vitamina C, ottimizzando la circolazione sanguigna. Questo benefico effetto sulla qualità del sangue è dovuto alla sua capacità di favorire l’assorbimento di calcio e del ferro nell’intestino, equilibrando il livello di colesterolo e contribuendo alla produzione di emoglobina; inoltre rende attiva la vitamina B9 (acido folico) dal leggero effetto antistaminico. Poiché la vitamina C, conosciuta anche con il nome di acido ascorbico, non può essere sintetizzata direttamente dall’uomo (a differenza di quanto avviene per gli altri animali), deve essere introdotta o con gli alimenti, se la dieta è buona ed equilibrata, o con l’integratore alimentare, nei casi in cui l’alimentazione ne è carente, come normalmente succede.
Lo stile di vita occidentale, l’inquinamento industriale, l’influsso di apparecchi elettronici e il fumo di sigarette sono tutti fattori che aumentano il nostro fabbisogno, per cui un’integrazione di vitamina C è praticamente necessaria. In questo senso la rosa canina è un eccellente tonico per fronteggiare l’esaurimento e la stanchezza, aiuta a sconfiggere lo stress; stimola l’eliminazione delle tossine (soprattutto gli acidi urici, che provocano gotta e reumatismi) attraverso la diuresi. Le bacche hanno un’azione astringente dovuta alla presenza di tannini, utile in caso di diarrea e coliche intestinali.

SCIROPPO DI LUMACA
Negli anni ’50 del secolo scorso, il professore A. Quevauviller ed i suoi collaboratori fecero una revisione sistematica della preparazione, della composizione e delle proprietà terapeutiche e farmacodinamiche della bava di lumaca sulla base delle ricerche cliniche dell’epoca che ne avevano evidenziato le virtù calmanti per la tosse, la pertosse e la bronchite cronica.

La bava della lumaca è, infatti, ricca di componenti naturali come vitamina A, C, E, l’acido glicolico, collagene, allantoina, elastina e un antibiotico naturale con potere disinfettante. È mucolitico, mucogenetico, inibitore del bacillo della pertosse ed antispasmodico ed ha virtù espettoranti e fluidificanti del catarro. Lo sciroppo è infatti ricco di enzimi litici in grado di modificare le secrezioni bronchiali ed alterarne la viscosità rendendola più fluida e più facile da espellere dai bronchi. I principi attivi della bava di lumaca sono in grado di ricostruire l’epitelio danneggiato della laringe e dei bronchi. La bava di lumaca ha anche un’azione antibiotica naturale in grado di migliorare le difese immunitarie. Un cucchiaio di sciroppo alla bava di lumaca è ottimo per i bambini per difendere le vie respiratorie da eventuali attacchi batterici o virulenti di facili trasmissione negli ambienti chiusi e spesso frequentati dai nostri piccoli, come le scuole.

BEVANDA FERMENTATA
Il Phillantus è un’estrazione ottenuta per fermentazione col miele, detta idromiele. L’idromele è prodotto dalla fermentazione del miele. È forse il fermentato più antico del mondo e nell’antichità era noto come “la bevanda degli dèi”. Conosciuto già dagli egizi e dai Sumeri e molto usato anche da Greci e Romani. Le proprietà della fermentazione garantiscono un’ottima assimilazione gastrointestinale dei principi attivi delle piante.

in caso di allergie respiratorie: con COTURNA e RIBES NIGRUM.
in caso di gravi: con LIPO (PROPOLI ANALCOLICA).